In the Mou for love…

Mi manca Mourinho. Ci pensavo tornando a casa stasera, mentre risalivo Corso Buenos Aires. E’ una frase del cavolo, lo so. Un allenatore può mancarti durante una partita, al massimo fino alla fine della Domenica sportiva, ma non può mancarti nel tuo quotidiano, nei piccoli gesti, mentre pranzi in mensa o ascolti l’iPod.
Era come non aver paura di nulla, o averne meno. Come rialzare la testa, poter chiedere, affermare diritti, quasi pretendere. Incarnazione di desideri, sportivi e non (inizio a sudare). Era la nostra parte sbruffona, tremendamente bella, indicibilmente sexy, assolutamente affascinante.
Come alzarsi una mattina, guardarsi allo specchio e sentirsi temuti, invidiati, ambiti e con nuovi brividi sottopelle. Un velo che si squarcia anche sulle piccole ipocrisie.
Forse troppo? Sono convinta che i nerazzurri mi potranno capire. Non credo di essere stata la sola a piangere, mangiare biscotti portoghesi, bere tisane made in Lisboa e stordirmi di fado per toccare il fondo della sofferenza e poter poi iniziare a risalire.
Beh, a me Mou manca ancora. Il burro dei biscotti non ha placato il mio dolore. E farei carte false per rivederlo qui. Il mio sangue toscano mi ricorda dell’inarrivabile bontà della ribollita. Quindi non mi si parli del dubbio gusto delle minestre riscaldate.

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Sguardo maligno di Dio/ Zucchero e catrame
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