Lascia noi piangere un po’ più forte…

"Pudicizia" di Antonio Corradini

Quando sono triste scrivo. Che banalità. Banale anche dire che quando invece sono felice vado fuori, bevo e faccio battute tremende, ciniche. Ma il solo modo che conosco per estraniarmi dal dolore, per renderlo altro da me è provando a tirarlo fuori dandogli forma e sostanza con le parole.
Mi piace abbracciare le persone a cui tengo. Mi piace essere abbracciata. Non sopporto invece chi, deliberatamente, mi tocca, entra nel mio spazio individuale violandolo senza autorizzazione. Abbraccio in silenzio una amica, reduce dal dolore più straziante che si possa conoscere e il suo male entra in me, mi scorre dentro. Ne ho paura. In questa Pasqua di resurrezione non posso non pensare a che compensazione possa esistere davanti alla tragedia che l’ha colpita. Cha ha fatto lei, che ha fatto suo marito, che è successo? Perché soprattutto. Il suo volto che conosco da più di vent’anni non riesco a dimentarcarlo. Non posso distogliere la sguardo da quell’abisso. Non c’è nulla che possa consolare. Niente. Di fronte a quel grumo di disperazione tutto si ridimensiona. Non mi è cosa estranea. E’ qualcosa che ho vissuto, indirettamente. Esiste. Ma non ha senso. Perché?

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Sguardo maligno di Dio/ Zucchero e catrame
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